Fissavo la punta delle dita
dei piedi e delle allucinazioni.
Tu lucido, in quella malattia
che rubava capelli e pudore,
mi avvicinasti
come fanno le farfalle con le lampadine.
Poi mi stringesti
dentro il palmo sudato,
io vi posai sciocchi giuramenti
come previsioni metereologiche
per il prossimo weekend nell'eternità.
Tu non dicesti una parola
-sorridevi-
la fronte invasa da brutte streghe.
Ah, la tua fronte!
Su un divano dalla fodera orientale
confessasti di nascondere
noiosi segreti,
non mi piacciono le verità, ti dissi,
e nemmeno lo scotch,
non quando lo bevono gli altri almeno.
Scomposi le albe di febbraio,
l'ordine dei corpi,
le cornici dei tuoi viaggi dimenticati,
l'ordine della tua cucina,
scomposi il vivere ed il morire in un Uff.
Tu ricamasti un lungo sguardo
sull'oro della mia pelle
- e mentre la luna sbirciava-
dicesti che ti bastava un dito.
Nello stupore, dormimmo,
a lungo
dormimmo.
lunedì 26 luglio 2010
sabato 24 luglio 2010
Mastico verità come caramelle gommose
Anche i santi sparlano*
nei libri sacri,
come potrei io, con le stelle,
non calunniarti?
Abbandonata per una luna
che gioca con le bambole,
mentre in una stanza-
spoglia- ragionavo di follia!
Non ho mai saputo giocare,
io.
Maledetta estate!
Vedo teste gonfiarsi
e scoppiare come bolle di sapone,
il loro chiacchiericcio sparso nell'aria
superfluo
come l'ammiccamento di genitali rotti.
Fuggo nella notte,
con perfidia leggo alla solitudine
favole di religione e pederastia
-sparlo di te con l'inconscio-
e poi, ecco,
la notte è troppo lunga
nella stanza dalle grandi finestre;
leggo favole di Krsna e droghe
e ragazzi della California,
con i capezzoli turgidi
per la moltitudine
ancora da scoprire.
Studio i nomi dei sette cieli**,
sapendo che nessun cielo è utile
quando si cavalcano
ombre di nubi sull'asfalto,
e di tanto in tanto
penso al tuo corpo nudo
che spruzza gli stessi giuramenti eterni
dentro la corona umida
della tua nuova regina.
E lei, oh lei gioca ancora con le bambole.
Non ho mai saputo giocare,
io.
Da bambina mi chiedevo sempre:
"Sarò il cosciotto più delizioso per Dio?"
Sono ancora qui, a bollire
dentro il grande pentolone sacro***.
Ho l'anima incommestibile!
Alla finestra ascolto
sempre lo stesso silenzio,
come il gorgheggio
di un mistero mai svelato,
lo sbadiglio di un dio-bambino
annoiato sulla sua amaca d'aria scura.
Mastico le verità
come caramelle gommose,
aspettando il perfetto vuoto
oppure
solo domenica.
*Miriam che sparla di Mosè
** secondo la religione ebraica, ci sono sette espressioni che indicano il cielo nei testi sacri ed ognuna di esse serve ad indicare una funzione
** R. Shimon b. Jochai diceva: Io dichiaro che cielo e terra furono creati come una pentola ed il suo coperchio
nei libri sacri,
come potrei io, con le stelle,
non calunniarti?
Abbandonata per una luna
che gioca con le bambole,
mentre in una stanza-
spoglia- ragionavo di follia!
Non ho mai saputo giocare,
io.
Maledetta estate!
Vedo teste gonfiarsi
e scoppiare come bolle di sapone,
il loro chiacchiericcio sparso nell'aria
superfluo
come l'ammiccamento di genitali rotti.
Fuggo nella notte,
con perfidia leggo alla solitudine
favole di religione e pederastia
-sparlo di te con l'inconscio-
e poi, ecco,
la notte è troppo lunga
nella stanza dalle grandi finestre;
leggo favole di Krsna e droghe
e ragazzi della California,
con i capezzoli turgidi
per la moltitudine
ancora da scoprire.
Studio i nomi dei sette cieli**,
sapendo che nessun cielo è utile
quando si cavalcano
ombre di nubi sull'asfalto,
e di tanto in tanto
penso al tuo corpo nudo
che spruzza gli stessi giuramenti eterni
dentro la corona umida
della tua nuova regina.
E lei, oh lei gioca ancora con le bambole.
Non ho mai saputo giocare,
io.
Da bambina mi chiedevo sempre:
"Sarò il cosciotto più delizioso per Dio?"
Sono ancora qui, a bollire
dentro il grande pentolone sacro***.
Ho l'anima incommestibile!
Alla finestra ascolto
sempre lo stesso silenzio,
come il gorgheggio
di un mistero mai svelato,
lo sbadiglio di un dio-bambino
annoiato sulla sua amaca d'aria scura.
Mastico le verità
come caramelle gommose,
aspettando il perfetto vuoto
oppure
solo domenica.
*Miriam che sparla di Mosè
** secondo la religione ebraica, ci sono sette espressioni che indicano il cielo nei testi sacri ed ognuna di esse serve ad indicare una funzione
** R. Shimon b. Jochai diceva: Io dichiaro che cielo e terra furono creati come una pentola ed il suo coperchio
martedì 29 giugno 2010
Poemetti del desiderio
1.
Ai poeti
leggo labirinti
lungo le barbe bianche
della mente dolente
-correrò in loro affamata-
mangiata la paura
digerirò paesaggi
finchè esisteranno treni che corrono
...fino a casa.
2.
Come lui non ho
legno - senza foglie- cornice
foto viaggio desiderio giovinezza rimpianto
sul comodino.
Nessun lettone da cui guardare la cornice,
solo lettere slegate:
d l hi udh b h
tg g s dr iu c v
d s a x x w o p l l d d
x e r m o o
Nessun viaggio
nessuna buona considerazione di me
sopra un piccolo letto
sotto un comodino
eee y y u c d r n m m
s t r a a a x r pp o g t y
x a q kk f f s r u i o g c c
Lettere sotto un comodino
sopra un letto di disadattamento
Ma sono ancora giovane
( p u r t r o p p o )
3.
Partendo, ti portasti via le mie scarpe.
Girai i tuoi occhi nel caffè,
bevvi
- oh quale mattino d'immobilità malinconica!-
4.
E se dio fosse il tuo barista di fiducia?
Hey signore,
sì, il caffè lo bevo anche freddo, anche d'inverno,
ma prego niente docce gelide
solo opachi orizzonti e tiepide pozzanghere.
Hey signore,
sì, facciamoci compagnia, e non nascondermi
come t'incanti mentre prepari il succo d'arancia
al giovane universitario distratto.
Come girano i rimasugli sul fondo!
Il tuo sole non si è mai scomposto tanto...
Neanche il mio,
perchè non ce l'ho
E non diventare rosso mentre t'accorgi
che ti fisso da dietro il mio giornale vecchio
di qualche giorno, seduta qui nell'angolo.
Non nascondermi mentre guardi fuori dalla vetrina,
ci guardo anche io, sai, non perchè aspetti qualcosa.
Veramente, ora aspetterei il mio caffè
signore e aspetto che tu sfiori le mie dita
mentre mi passi la tazza.
6.
"Ah come vorrei venire fuori da questa rete d'errori e ansietà tra gli altri
che aspettano nel mio silenzio finchè finisco il mio lavoro
che non è mai iniziato e mai finirà" - Kerouac
"Tu torni da me?"
chiese, e la voce precipitò
- lenta come sbadigli d'estate-
sui miei occhi rosso alba insonne,
pescandovi parentesi e sospiri
-mischiando-
comprese la materia della disillusione.
"Ed è come svuotarsi di continuo...huh?"
7.
"Tuttavia continuo la mia inquieta ricerca mentale"- Kerouac
Quassù arriva odore di terra
-fruscìo d'un bagnato linguaggio universale-
ma non è il Paradiso
dentro le mura.
Non d'Angelo,
l'impronta di naso piangente
contro il vetro.
8.
"M'arrestarono per la grandezza del mio cuore,
fu allora che decisi: "Non tornare"- Kerouac
La luna nello specchietto retrovisore
Guidando stanca nella notte
solo la luna m'inseguiva tra i boschi
- non gli amori-
pioppi addormentati dopo la pioggia.
10.
"Buio è il mio dio,
groviglio di cento radici che suggono mute"- Rilke
Sempre, lasciando una stazione,
- riflesso di pugno sul vetro
stagno lucente
incrocio desolato
grano maturo
paesino sbadigliante
albero taciturno in mezzo al campo
come il "Vecchio pensatore" di Auguste Rodin-
pensiamo di percorrere gli unici binari esistenti
-ridono i cespugli che nascondono altre vie-.
domenica 27 giugno 2010
Un giorno in Giappone

1. RISVEGLIO
Kikkirikki sui fiori di pesco
-e mi svegliai immensa
in una capsula hotel
2. MATTINO AI GIARDINI DI KYOTO
"Om amarani jiwantiye swaha"
Vengo a cercarti anima e già so,
è un gioco sotto questo cipresso-
ma non posso smettere il canto; Om
3. PRANZO DA SUIKO
Nabe al centro, come sole e i suoi raggi-
il vento spinge in salone delle foglie secche.
Oh amici, cucinatemi per i vostri silenzi.
4. VISITA AI MONASTERI SUL MONTE HIEI
Cantano per noi il mantra dell'Infinito;
vicino ad un sassolino che rotola,
ricordo il sibilo del treno che ci porterà via.
5. AL PADIGLIONE D'ORO
Meditava disteso sul lago-non osai disturbarlo-
contemplai il riflesso; come su milioni di occhi umani
gettai l'amo e pescai il silenzio.
6. IL VIAGGIO DEI CONTRASTI
In metropolitana, tra i punk, una geisha-
calzino bianco sporco e labbra dolcemente serrate.
Arrossisce la mela sul ramo disegnato.
7. ASPETTANDO LA FINE
Voglio una Mahayama
che sappia di mattino-
cantò l'uccello della notte.
Questo non è un attentato // This is not an attempt

Voglio diventare produttore i pastiglie di cianuro
In palazzi di zucchero filato
dialoghi su DD HH
"shame your neighbour"*
- formule di stregoneria-
A notte fonda, tutti dormono
qui, ed io alla finestra.
Quella donna dai capelli luttuosi**
guarda di nuovo la Luna da dietro le sbarre
Amate, amate, amate
***
I want to become a cyanide pills producer
In candy buildings
dialogues on HH RR*
"shame your neighbour"**
-withcraft formulas-
All sleep at night
here, and me at the window.
That woman with tragic hair***
is still watching the Moon from behind the bars
Love Love Love
* Human Rights
**tradition in the internatinal organisations
***Aung San Kuu Kyi
Iscriviti a:
Post (Atom)