Cari amici, lettori e non
tra pochi giorni uscirà la nuova raccolta di poesie, interamente illustrata dall'artista Angelo Massaro.
In anteprima qui la copertina.
A presto per ulteriori aggiornamenti!
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giovedì 2 novembre 2017
venerdì 28 luglio 2017
NON CHIEDERMI POESIE D'AMORE
Non chiedermi poesie d'amore
le poesie sono buone
solo a rassicurare l'animo dello scribacchino,
sono specchi deformanti.
le poesie sono buone
solo a rassicurare l'animo dello scribacchino,
sono specchi deformanti.
Le mie parole per te
sono inni silenti,
sono i pugni che si agitano
contro paure fantasma,
sono gli occhi semichiusi per spiarti
mentre ti vesti e lasci la stanza
...non sapendo di lasciare ogni giorno
una sacerdotessa senza fede.
Tu sei la mia fede, non chiedermi poesie d'amore.
sono inni silenti,
sono i pugni che si agitano
contro paure fantasma,
sono gli occhi semichiusi per spiarti
mentre ti vesti e lasci la stanza
...non sapendo di lasciare ogni giorno
una sacerdotessa senza fede.
Tu sei la mia fede, non chiedermi poesie d'amore.
Le mie parole per te pendono dagli occhi
quando con l'impeto da bambino
aggiungi ogni giorno
un tassello al nostro tempio.
quando con l'impeto da bambino
aggiungi ogni giorno
un tassello al nostro tempio.
Tu sei il risveglio che mi fa cantare
la lentezza dei giorni grigi
bocca impastata e caffè doppi
mi fai cantare.
Le mie parole per te sono abitudini
coltivate come un giardino segreto
è la meraviglia di ritrovarti
ancora per un altro giorno
e pensare al Natale.
la lentezza dei giorni grigi
bocca impastata e caffè doppi
mi fai cantare.
Le mie parole per te sono abitudini
coltivate come un giardino segreto
è la meraviglia di ritrovarti
ancora per un altro giorno
e pensare al Natale.
Tu mi fai cantare anche quando
il nostro mondo sembra in guerra
mi fai sperare l'infinito
quando tutte le persone
sembra rimpiangano il passato.
Tu mi fai desiderare che gli anni
scorrano lenti
con la beatitudine nelle tasche
mi fai cantare.
il nostro mondo sembra in guerra
mi fai sperare l'infinito
quando tutte le persone
sembra rimpiangano il passato.
Tu mi fai desiderare che gli anni
scorrano lenti
con la beatitudine nelle tasche
mi fai cantare.
PALLONCINI PIENI DI PROFEZIE
Tu strappavi parole dalle mie viscere
e le avvolgevi intorno al collo come un cappio
ma non fa soffocare ( sorridevi )
questo arnese fatto di fantasmi
mi fa solo venire fame.
Tu ti strappavi parole dalle viscere
nelle notti insonne, il nostro regno
-dove io credevo s'incarnasse d-o
respirava, palloncini pieni di profezie
ci scoppiavano tra le dita
Io suggevo le tue parole
come un discepolo assetato, una sposa in estasi
arrendevole s’espandeva l'anima,
perché l'infinito è nell'incontro.
e le avvolgevi intorno al collo come un cappio
ma non fa soffocare ( sorridevi )
questo arnese fatto di fantasmi
mi fa solo venire fame.
Tu ti strappavi parole dalle viscere
nelle notti insonne, il nostro regno
-dove io credevo s'incarnasse d-o
respirava, palloncini pieni di profezie
ci scoppiavano tra le dita
Io suggevo le tue parole
come un discepolo assetato, una sposa in estasi
arrendevole s’espandeva l'anima,
perché l'infinito è nell'incontro.
martedì 1 marzo 2011
Sequenza

Anime incipriate-
nei pallidi mattini senza sonno
-nè suoni, nè mani-
vidi una luce non mia
e per la prima volta compresi
il tuo pianto antico
Occhi arrossati come Soli
impazziti all'ombra dei monti
***
Le loro mani al di là del vetro
-ardeva sferica leggerezza-
parabola per stelle.
Tutto l'universo sussultava allo spettacolo,
nel vento si spandevano bisbigli celesti
Tremolii del nervo d'amore
***
Jazz-improvvisazione di sassofono-
Pianto del pallido corpo, schiavo
della mia anima negra.
Oh, le partenze!
lunedì 28 febbraio 2011
Genesi

Come faccio a dirlo chiaro?
Eravamo impronta di pianeti
su luna sonnolenta.
Sopracciglia di dee - presupposti remoti
del volgare grugnito delle galassie.
Icone sfuocate della rozza fertilità.
Come faccio a dirlo chiaro?
Eravamo brina sull'erba di praterie roteanti,
bagnato sulle spalle di Dio
-quando di notte sul faro
faceva luce alle navi angeliche.
E poi, in un momento
divenimmo carne dentro la carne
strappati
nati- soli.
Nella più luminosa esplosione
persi nella ragione d'essere.
domenica 23 gennaio 2011
Canzone sentimentale
Ammetto di averlo fatto
nelle notti d'inverno
spiegazzati ho nascosto i tuoi occhi
sotto il cuscino
dentro il portapenne
in una poesia
dentro la busta arancione
dei vecchi biglietti da viaggio
e mentre dormivi
tra una tazza di caffè
ed un verso russo
baciavo l'ombra delle tue braccia
-vibrazioni di vecchio sax-
Miller, Van Gogh, Platone,
Einstein
le nuvole
le Costituzioni
ed i Cioccolatini alla grappa
ascoltaci, gridavano!
Ma le mie libertà
trovavano il loro confine
naturale, nel tuo passo.
E poi c'era L. Cohen
l'ebreo senza barba
il cuoco buddista
lo ascoltavo a lungo
ogni volta che partivi
spinto alla coerenza universale
attratto dalla tragicità
come uno stupido fiore
dal Sole biblico-
quale angusta metafora
di solitudine e perfezione!
-la bellezza disarmonica di un piano funky-
mercoledì 22 dicembre 2010
Mentre in paese scende la notte
Langue la poesia, non serve
nemmeno al poeta che prende in prestito
il linguaggio freddo delle bottiglie
per sopravvivere ed attende i tramonti
sul terrazzo di una vecchia locanda
azzuffandosi con barboni e fantasmi
fradice le mani di sporco pianto.
Non serve al bambino dalla passione originale
che preferisce le cime degli alberi
agli equilibri abissali delle parole.
Non serve ad Agnese rimasta senza marito.
Non serve al curato che usa ricatti universali.
Non serve al cane che fissa la luna.
Non serve alla notte che sbircia degradi meno discreti.
Non serve all'innamorato, dannata poesia,
cosa ne capisce lei delle parole che non stanno mai in fila,
belle e pulite, sicure anche quando sbagliate,
innocenti anche quando crudeli, dannata poesia!
Non serve a Olenin*, il chierichetto muto
che accarezza i tasti dell'organo,
mentre Marjanka* gioca in giardino. Ah,
saperla cantare la poesia -pensa- ah,
poterla cantare!
* protagonisti del racconto di Lev Tolstoj "I Cosacchi"
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