Nell'ambito del Festival Arts'connection 2016 a Venezia, sabato 24 settembre si sono tenuti due reading di poesia nella cornice meravigliosa del giardino del Museo Ca' Rezzonico.
Non parlare di me con loro
ama le imperfezioni che noi abbiamo distrutto
ridi davanti allo specchio
non prendere sul serio i tramonti
le braccia non sono quadri espressionisti il loro linguaggio non ha regole grammaticali
raccogli l'acqua piovana
tratteggia il mio profilo sul tetto
laddove trami contro noi umani
laddove ti prendi cura dell'anima del mondo
trovami ma tienimi per te
per i futuri lunghi viaggi che ci divideranno
sii sciocco almeno una volta al giorno
mandami fotografie immaginarie
quando la musica smette di sorprenderti
ricorda le tre rughe tra le mie sopracciglia
ti guardo
tratteggio il tuo profilo come un esercizio zen
e lo tengo per me.
Noi, eravamo impregnati di una volontà innata di agire, una sorta di "dove andiamo, non lo so ma dobbiamo andare", una kerouachite acuta. Agivamo secondo coscienza, senza che un'esigenza impellente si presentasse e ci suggerisce che era necessario. Il valore dell'azione stava proprio nella non-indispensabilità dell'azione. Oggi le persone attendono le esigenze impellenti, si attendono le scadenze e gli obblighi morali, per spingere il naso in strada. Una strada piena di nasi. E' sparito il valore dell'azione e si pretende il riconoscimento dell'azione valorosa.
Smetterò di scrivere poesie per te
perché la poesia è un risveglio a mezzogiorno
mentre tutti gli altri si sono abbuffati di mattini
che non ti apparterranno mai.
Perché ci sono passati perfetti che non ispirano poesie perfette
e poesie perfette che parlano di imperfezioni quotidiane
Perché la poesia è inutile
come un sogno che non riesci a ricordare
come una corsia di emergenza in una città fantasma.
Smetterò di scrivere poesie per te
perché mi hai insegnato l’arte di tacere
come un vecchio abate di una civiltà chiacchierona*
Mi hai insegnato come si può inabissare l’anima
come si corrompono i rimbaud
come si tradiscono i rimbaud
come si rinnegano i rimbaud
Mi hai insegnato come si può rimanere fedeli
a se stessi
senza scriverlo per forza in versi
Come si sopravvivere ad una notte insonne
senza che nessuno si accorga della tua veglia
come riderci su e uscirne con un po’ meno paure
ed un po’ più di capelli bianchi
Come si reinventa la felicità e ci si inganna ironicamente
Come diventano inutili i giuramenti
E per questo ed altro
Giuro che non scriverò più poesie per te.
Quando si ha la consapevolezza di sé grazie all'altro, ecco l'amore. Una resa carica di dedizione infantile ma coraggiosa, una follia consapevole, una buddhità passionale. L'ego svanisce e tutta l'anima si espande per potersi ritrovare fuori da sé, perché il dentro è già stato invaso. Tutto gli altri sentimenti diversi da questo sono un prolungamento dell'Io, e sono una perdita di tempo, dolce, divertente, piacevole, ma pur sempre una perdita di tempo.
Era il periodo più bello dell'anno, la musica mi riporta in mente addirittura il profumo. Le panchine bagnaticce del Parco Sempione e quelli fissati con l'attività fisica. Tornavamo lasciandoci alle spalle il tedioso periodo delle feste, gli sforzi non ricompensati delle ricerche di cartoline vintage per amici ingrati, la non-passione per il cibo, ritornavamo alla metropoli pieni di entusiasmo, al ritmo di qualche pezzo strumentale di qualche yankee che imitava lo spessore di qualche irlandese sentimentale del dopo guerra, e correvamo pazzi di vita, sempre alla ricerca, dentro la metropolitana, dentro gli occhi, dentro le pagine, sempre senza fiato. Ad ogni gennaio sempre la stessa storia, la sensazione che un mondo nuovo si sarebbe di lì a breve palesato.
E' stato un anno buono, balbuziente, un poco nevrotico, ma buono nel dilungarsi degli errori nella masticazione prolungata delle certezze nei lamenti soffocati come fiori sbocciati già stanchi. Non rimarrà quasi nulla ma quel poco sarà, in fondo, buono come qualcosa che nulla aggiunge e nulla toglie un nulla delicato come un soffio Rimarrà qualcosa di così delicato da essere destinato a un pianto sommesso in qualche futura primavera di ricordi a qualche sorriso sbadato davanti ad una vetrina Rimarrà, se non altro, la certezza di essere sopravvissuti. E' stato un anno buono di quelli che si dimenticheranno in fretta di quelli che nemmeno i "se" e la rabbia fragorosa dei giorni vivaci un anno buono; come altre, infinite cose trascurabili. L'unica cosa non trascurabile sarà il tempo perso a celare le altre prospettive.