domenica 23 gennaio 2011
Canzone sentimentale
Ammetto di averlo fatto
nelle notti d'inverno
spiegazzati ho nascosto i tuoi occhi
sotto il cuscino
dentro il portapenne
in una poesia
dentro la busta arancione
dei vecchi biglietti da viaggio
e mentre dormivi
tra una tazza di caffè
ed un verso russo
baciavo l'ombra delle tue braccia
-vibrazioni di vecchio sax-
Miller, Van Gogh, Platone,
Einstein
le nuvole
le Costituzioni
ed i Cioccolatini alla grappa
ascoltaci, gridavano!
Ma le mie libertà
trovavano il loro confine
naturale, nel tuo passo.
E poi c'era L. Cohen
l'ebreo senza barba
il cuoco buddista
lo ascoltavo a lungo
ogni volta che partivi
spinto alla coerenza universale
attratto dalla tragicità
come uno stupido fiore
dal Sole biblico-
quale angusta metafora
di solitudine e perfezione!
-la bellezza disarmonica di un piano funky-
mercoledì 22 dicembre 2010
Mentre in paese scende la notte
Langue la poesia, non serve
nemmeno al poeta che prende in prestito
il linguaggio freddo delle bottiglie
per sopravvivere ed attende i tramonti
sul terrazzo di una vecchia locanda
azzuffandosi con barboni e fantasmi
fradice le mani di sporco pianto.
Non serve al bambino dalla passione originale
che preferisce le cime degli alberi
agli equilibri abissali delle parole.
Non serve ad Agnese rimasta senza marito.
Non serve al curato che usa ricatti universali.
Non serve al cane che fissa la luna.
Non serve alla notte che sbircia degradi meno discreti.
Non serve all'innamorato, dannata poesia,
cosa ne capisce lei delle parole che non stanno mai in fila,
belle e pulite, sicure anche quando sbagliate,
innocenti anche quando crudeli, dannata poesia!
Non serve a Olenin*, il chierichetto muto
che accarezza i tasti dell'organo,
mentre Marjanka* gioca in giardino. Ah,
saperla cantare la poesia -pensa- ah,
poterla cantare!
* protagonisti del racconto di Lev Tolstoj "I Cosacchi"
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Bollettino urbano

Sopravvive la sera
dopo la solita guerra
tra previsioni meteo e parcheggi
alla periferia del cuore.
Nelle piazze, i romantici
-sciolti i nodi alla pazienza-
smorzano le rotondità
ad una Storia
che da troppo tempo
rotolava contro senso.
Un nuovo beat accompagna ora
lo screpitio dei passi entusiasti
avvolti dalla nebbia crepuscolare.
L'eco di quel ritmo
si attaca alle ossa
assale le riluttanze
mi ritrovo allora a correre
attraverso il parco desolato
-senza pentimento-torno da te
per abbattere le distanze
tra le infamie lacrimose della paura
ed il vigore incosapevole del destino
-unirli- e frappondendo mille gesti
con mani goffe
stillare l'appendice dei sogni.
sabato 18 dicembre 2010
Preghiera Jazz
________________________________________per J.K
Io non ho mai osato
parlare di te
non saprei farlo
con ritmo spirito e verità
Certe volte nel disagio
di una giornata vinta
mi sovvengono-come visioni
da dipendenza iconografica
le tue mani gonfie
di attese, whisky
successi mistificatori
e piango
e solo allora
prego l'antichità
dei tuoi 48 anni di resistenza.
mercoledì 15 dicembre 2010
Paesaggio urbano
I ritorni; scarabocchi
su pagine già stracciate.
Ti conservo rovesciato
dentro le pupille,
e ricamo canti
come bugie mitologiche.
Bici parcheggiata sotto la pioggia.
Il vento porta via gli ombrelli
alle signore dai vestiti colorati.
Ci sono gesti come scatole
di doni già scartati;
vita ed attesa
in uno sposalizio contro natura
Musicisti zingari con cappelli da Santa Claus.
Pomeriggi dal grigiore improvviso
come nei film
in bianco e nero- giornali
a sbuffare qua e là
dentro e fuori i Cafè
scorgo sproloqui
nei baci degli adolescenti
mentre smette di piovere
qua e là
s'accendono i lampioni.
L'uomo che ride* nel buio di un parco.
*capolavoro di Victor Hugo
sabato 9 ottobre 2010
Il bicchiere azzurro

Agli arcobaleni io mi nascondo
come quei bambini che non hanno dovuto
attendersi troppe sorprese.
Coltivo furfanterie in una mansarda
gremita di aneddoti umani
e dispiaceri immaginari.
Sopra il tavolo di legno
conservo un bicchiere azzurro;
sogni rotondi-rotondi,
come in un gesto un istinto:
morirò solo se sarà stato vano
il mio imbarazzo.
Ti chiamo:
diventiamo selvaggi
a furia di una profonda comprensione.
Ti chiamo;
l'attesa come il gocciolìo di una saracinesca
nell'anticamera della notte.
*l'immagine è una foto presa nella camera da letto della bambina Alda Merini
venerdì 8 ottobre 2010
Lo faceva anche Pavese (tre haiku)

I.
No morning golden words
to keep;
the sad postman
II.
The perfect end?
Your old arms
like roots in someone's heart
III.
Floating bonsai trunk
down the river a boy
reads a goodbye letter
TdA
I.Nessun mattino/di parole segrete da conservare;/il postino triste
II.La fine perfetta?/Le tue vecchie braccia/come radici nel cuore di qualcuno
III.Tronco di bonsai galleggiante/giù al fiume un ragazzo/legge una lettera d'addio
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